Grazie, grazie e ancora grazie. Ma sì, al diavolo la modestia e l'ipocrisia che di solito l'accompagna: desideriamo ringraziarvi per l'entusiasmo con il quale dimostrate di seguire gli sviluppi del progetto Baseballitalia. I numeri parlano chiaro, siete tanti, proprio tanti. Vi siete radunati in sala d'attesa e gridate a voce alta che qualcuno vi apra la porta. E noi la porta la apriremo presto, non temete. Stiamo lavorando sodo per costruire, mattone su mattone, la struttura della nostra nuova grande casa del baseball: sapete com'è, per queste cose ci vuole tempo. Soprattutto se si vuole realizzare una casa solida, che non si faccia prendere per il naso dal primo colpo di vento o da un temporale di mezza stagione. Non manca molto, è questione di giorni, vedrete. Nel frattempo, però, non ce la facciamo a non dirvi nulla. Voi chiedete, noi rispondiamo come possiamo. Ogni tanto la porta l'apriamo, quel tanto che basta per far passare da una mano all'altra un foglietto che spiega cosa sta accadendo. Della tv abbiamo già detto. Oggi, sono arrivati altri video e altre segnalazioni. Sinceramente, non ci aspettavamo un simile riscontro a stretto giro di posta, inutile negarlo. E dovete darci il tempo di organizzarci per sbrigare tutta la corrispondenza. Alcuni video sono già stati inseriti nel nostro palinsesto, altri lo saranno domani. Per dirvi di cosa stiamo parlando: in poco meno di quarantotto ore abbiamo montato circa ottanta filmati. C'è più baseball nella tv di baseballitalia che nella programmazione in chiaro della Rai negli ultimi vent'anni, forse trenta. E questo non è ancora niente, vedrete come si svilupperà il nostro strumento di comunicazione nelle prossime settimane, da non dormire la notte per l'emozione! Ok, apriamo la porta e facciamo passare il foglietto. Altro contenuto del baseballitalia che sarà: lo spazio riservato alle società che parteciperanno, nel 2008, ai campionati di serie A1, A2 e B (per la C ci stiamo attrezzando). Di cosa si tratta? Di un contenitore all'interno del quale confluiranno tutte le notizie relative alle società sopra citate, dall'organigramma al roster della prima squadra, dai comunicati stampa al dettaglio delle loro attività. Avete presente l'almanacco del calcio della Panini? Proprio così, vogliamo fare qualcosa di simile per il baseball. Cosa dite? Che siamo pazzi? Avete ragione, è quello che mi sento dire dai miei colleghi da mesi, è un lavoro lungo ed appassionato che si concluderà fra qualche giorno. E che vedrà, tra i protagonisti, le stesse società, che potranno entrare nella nostra piccola grande enciclopedia per modificare e/o completare il loro profilo. Se non si tratta di una rivoluzione, poco ci manca, non credete?
P.S.: i dirigenti delle società sono invitati a completare la procedura di registrazione su www.baseballitalia.it. Presto, anzi, prestissimo, vi scriveremo per dirvi cosa fare, come fare e perché dovreste farlo. Tutto chiaro?
Dario Pelizzari
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venerdì 18 gennaio 2008
giovedì 17 gennaio 2008
Tutta colpa del telecomando
Calzoni corti di un rosso francamente imbarazzante, calzettoni tirati su fino al ginocchio che più in alto non si può, capelli sistemati con criterio maniacale stile "scodella rovesciata", e una faccia da bamboccio tipica dell'età in cui non si è ancora cominciato a fare a botte con l'ego. Questa l'immagine che conservo nella memoria del bambino che veniva fotografato sul terreno di un campo da baseball e che voleva essere altrove. Mio padre giocava allo sport che fu di Babe Ruth da poco meno di una vita. Guantone, pallina, allenamenti, partite, trasferte, pullman, ristoranti, alberghi, borsone da viaggio: se avessi dovuto elencare le parole più ricorrenti del papà atleta in quella stagione della mia vita, avrei cominciato con queste. Insomma, lui era un giocatore di baseball. Io, poco meno di un gomitolo di sogni confusi. Mio padre fece del suo meglio per conquistarmi con la sua passione. Mi regalò tutto il necessario, dal guantone baby alla mazza baby (uno spasso, credo di averla conservata da qualche parte), ma pure la casacca baby (erano gli Yankees?) e il cappellino baby. Mi propose una strada, un'identità, io ne scelsi un'altra. Meglio, su quella strada, l'altra, mi ci trovai per una serie di circostanze che posso inquadrare nella "teoria del complotto", anche se probabilmente molti di voi la conosceranno con altri nomi, il più comune dei quali è "calcio". Non so se rendo l'idea del potenziale delle forze in campo: le partite in cortile nell'intervallo delle lezioni, le figurine Panini, e poi Platini, Maradona, Causio, Scirea, Zoff, la Coppa del Mondo in tv. Come potevo farne a meno? Il finale era già scritto: avrei iniziato a giocare anch'io al calcio, sgomitando con bambocci come me per trovare un posto da titolare nella squadra del quartiere. Il baseball lo riposi in un cassetto, insieme con i sogni di mio padre, ormai rassegnato a vedermi tentare l'avventura tutta lustrini e pailettes dello sport che passavano in televisione. Perché è il telecomando che decide cosa saremo da grandi, ne sono convinto. Sapete come funziona per i bambini, si guarda una cosa che sappiamo essere condivisa e apprezzata e si cerca di ripeterla, per mostrare a sé stessi e agli altri che, tutto sommato, noi siamo proprio bravi. Il mio baseball è stato sconfitto dal telecomando, ma prometto che se un giorno mi proporranno di mettere mano al palinsesto di una rete televisiva, farò il mio dovere: via il calcio, relegato al satellite, quando capita e baseball a volontà, alla mattina, al pomeriggio e alla sera. Scommettiamo che nel giro di qualche mese il numero dei guantoni che vedremo in mano ai bambini supererà di almeno dieci volte quello delle maglie del Ronaldo di turno? Se poi non dovesse accadere, prometto le dimissioni, perché se è vero che niente è impossibile, non si può dimenticare che i ceffoni - quelli che riceverei nel corso della riforma pallonara dai tifosi incazzati al limite dello sfinimento - fanno sempre un certo effetto, spesso non proprio gradevole. Papà, non ti preoccupare, il cassetto del baseball l'ho riaperto da tempo. La casacca baby e il cappellino baby non mi stanno più. In compenso, se ti può far piacere, sulla scrivania c'erano carta e penna...
Dario Pelizzari
Dario Pelizzari
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